Esperienze Peer Education

All’I.I.S.P.S. "B. Vittone" di Chieri (TO) esperienze di educazione tra pari si sono attuate a partire dall’anno scolastico 1998/99 e sono state proposte alle classi delle scuole elementari e medie del territorio.
Si realizzano semplici esperienze di Chimica e di Fisica, ma ultimamente anche di scienze, lingue e matematica, alle quali partecipano, con funzione di tutor, gli studenti delle classi geometri e ragionieri. Le modalità di attuazione sono diverse a seconda che siano rivolte a classi della scuola elementare o della scuola media ed in questo lavoro si farà riferimento a quelle svolte con i bambini della scuola elementare su argomenti di tipo chimico. 

Gli obiettivi delle esperienze:


Gli obiettivi che possono essere perseguiti con le esperienze di P.E. sono molteplici e variamente indirizzati.
In primo luogo consentono di favorire la costruzione di "ambienti" di orientamento alle discipline scientifiche in modo piacevole sin dai primi livelli di scolarità. Inoltre costituiscono un'occasione di collaborazione tra insegnanti di livello diverso, contribuendo a realizzare quella continuità verticale di cui sempre si parla, ma che raramente viene attuata.
Questo, ovviamente, porta ad un confronto tra insegnanti che non può che essere stimolante per gli uni e per gli altri. Per quanto riguarda gli studenti tutor, la P.E li educa all'assunzione di un ruolo di responsabilità, sia nei confronti del bambino che viene accolto, sia nei confronti dell'Istituzione Scolastica che rappresentano.
Per il bambino ospitato, infine, costituisce la possibilità di apprendere in un contesto estremamente stimolante: l'ingresso in una scuola superiore, la presenza di un maestro "grande", ma non poi troppo, il fascino di un vero laboratorio di Chimica.
Liberati dalla funzione di "attrattori" i docenti della scuola secondaria possono finalmente "osservare" il processo in atto. Osservando il lavoro dei tutor durante le varie fasi dell’esperienza essi hanno modo di conoscere meglio i propri studenti verificando innanzitutto quanto sia stato interiorizzato l'argomento oggetto dell'esperienza e inoltre, costatandone l'impegno, l'entusiasmo, la naturalezza o l'impaccio nel rapportarsi al bambino, possono conoscere la vera personalità dello studente, in modo più efficace che in tante altre occasioni.

Programmazione delle esperienze

Si è ritenuto opportuno che, almeno a livello di scuola elementare, le esperienze di peer education non costituiscano "un momento a sé stante" della vita scolastica del bambino, ma che diventino parte integrante del curricolo di scienze. Ad inizio anno scolastico, quindi, i docenti dei due ordini di scuola si incontrano ed individuano un'esperienza, semplice, significativa, che sia determinante per concludere un percorso didattico o che ne rappresenti un momento importante. I bambini delle elementari, nei tempi e nei modi che l'insegnante ritiene più opportuni, studiano il fenomeno scelto svolgendo le esperienze che è nella loro possibilità di attuare. I ragazzi delle superiori preparano dei cartelloni che richiamano l'esperienza, sia dal punto di vista del procedimento, sia relativamente ai concetti ed al modello microscopico su cui si basa il fenomeno ed una copia di essi, in formato ridotto, sarà poi data ai bambini che la utilizzeranno durante la fase di rielaborazione dell'esperienza al ritorno nella loro classe.

Attuazione dell'esperienza

Dopo una breve fase di accoglienza si formano gli abbinamenti tutor-bambino. E' bene evitare che tali abbinamenti siano del tutto casuali, al fine di non far lavorare insieme due soggetti entrambi impacciati, o timorosi, o, al contrario troppo agitati. Per lo più i bambini sono bravissimi, curiosi e molto disponibili, ma può capitare il ragazzino che deve essere rassicurato e seguito con particolare attenzione o quello che, al contrario, deve essere tenuto a freno. E' sufficiente che l'insegnante della scuola elementare, fatto un elenco degli alunni partecipanti, tracci, accanto ad ogni nome, un brevissimo profilo, utile per creare abbinamenti idonei, o, quantomeno, non troppo rischiosi. Vengono assegnati i posti di lavoro e l'esperienza ha inizio. Tre studenti svolgono il ruolo di osservatori; ad ognuno di essi sono assegnati tre o quattro coppie bambino-tutor, in merito alle quali devono annotare, su schede prestabilite, il modo di operare, il tipo di rapporto che si instaura, la partecipazione ed il livello di gradimento del bambino, la maestria del tutor. L’attività viene ripresa con fotocamera e telecamera. Durante l'esperienza il bambino non è uno spettatore, ma deve maneggiare la vetreria, prelevare le sostanze, operare secondo le indicazioni del tutor. Grande rilevanza deve, quindi, essere data alla sicurezza, a cui il tutor deve essere ben addestrato. Sulle norme di comportamento il bambino viene informato durante la fase di accoglienza, ma è compito del tutor controllare che la sicurezza non venga mai meno. Durante il lavoro il tutor ed il bambino si spartiscono e si scambiano i compiti in modo che l'alunno esegua tutte le operazioni previste dall'esperienza. Al tutor è lasciata piena libertà circa il modo di operare per far comprendere al bambino ciò che sta facendo. Alcuni tutor, a lavoro terminato, elaborano, insieme al loro allievo, uno schema riassuntivo, altri guidano il bambino a commentare l'esperienza osservando i cartelloni predisposti, e così via.

Rielaborazione dell'esperienza

Il docente della classe elementare raccoglie le impressioni dei bambini, stimola discussioni circa il lavoro svolto in laboratorio e verifica, nel modo che ritiene più opportuno, quanto è stato appreso dagli alunni. Generalmente la rielaborazione porta ad una ulteriore produzione di cartelloni, disegni, racconti e, talvolta, all'invenzione di fiabe i cui protagonisti sono, per esempio, le sostanze chimiche utilizzate. Nella classe superiore l'esperienza viene commentata ed analizzata allo scopo di individuare eventuali intoppi o manchevolezze anche in relazione ai quesiti posti dai bambini. Valutazione del rapporto di tutoraggio Ad ogni bambino viene chiesto di scrivere un giudizio sul suo tutor e viceversa. Diversissima è la tipologia di questi giudizi, infatti mentre quello del tutor è conciso e sempre sostanzialmente benevolo, quello del bambino è molto articolato, particolareggiato e, all’occorrenza, critico. I bambini sono, innanzitutto, colpiti dall'aspetto fisico del loro maestro e ne descrivono dettagliatamente i tratti e l'abbigliamento. Successivamente passano a descrivere ciò che il maestro ha permesso loro di fare o non fare e se si è preoccupato che loro capissero. Inoltre viene sempre rigorosamente puntualizzato se il tutor era competente o se, invece, doveva consultarsi con i suoi compagni. Dalla lettura dei giudizi emerge, comunque sempre, che tra il tutor ed il bambino si è instaurato un rapporto affettivo che è certamente uno dei punti di forza della Peer Education. Scambio dei materiali Il docente della classe elementare fa pervenire all'insegnante ed agli studenti della classe superiore i giudizi individuali (molto attesi dai ragazzi) e o copia delle verifiche, o materiali di rielaborazione dell'esperienza. L'insegnante dei tutor, analogamente, invia i giudizi individuali, copia delle schede di osservazione ed uno scherzoso attestato in cui si certificano le capacità del bambino e la sua predisposizione alla carriera di chimico. Considerazioni sulla validità didattica dell'esperienza Degli obiettivi che possono essere perseguiti con questo tipo di esperienze si è già parlato, ma vale pena di sottolineare ancora qualche altro aspetto. L'atmosfera in laboratorio durante l'esperienza è molto concentrata e laboriosa, non c'è assolutamente chiasso ed il comportamento è sempre corretto. I ragazzi "più difficili", compresi nel loro ruolo di tutor, lavorano con serietà ed in modo responsabile. La produzione dei cartelloni viene svolta dai ragazzi prevalentemente a casa e questo permette di evidenziare disponibilità talvolta inaspettate. La loro realizzazione, inoltre, offre numerosi spunti per rappresentare con immagini e termini di facile comprensione i concetti che si vogliono far emergere e questo consente di individuare abilità, capacità e fantasia. L'analisi del materiale di ritorno delle classi elementari è poi, spesso, fonte di idee per lavori didattici ulteriori.

Daniela Lanfranco Referente Progetto

Nuove metodologie per l’insegnamento delle scienze: peer education e cooperative learning
Chieri 7 aprile 2005


Resoconto (doc)

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Momenti delle attività in aula multimediale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Esperienze di peer education
nel laboratorio di chimica

 

 

 

 

 

 

 

 

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Esperienze di peer education
nel laboratorio di chimica

 

 

 

 

 

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Esperienze di peer education
nel laboratorio di fisica